La battaglia di Salamina
Discussione aperta da: 02-Oct-2007 08:42:33 AM [ADMINISTRATOR]
|
[3] messaggi - Invia risposta (dialog box a fondo pagina) |
|
Hwarang a tutti, Riporto, per le vostre considerazioni e riflessioni, la descrizione storica che segue. Guardate cosa può fare l'operare socialmente (senza self)... A titolo informativo, il modello ateniese di cui si parla alla fine del pezzo, cadde quando qualcuno inizi a pensare al proprio tornaconto personale invece che alla città.
"Sta sorgendo l’alba del 23 settembre del 480 a.C. Gli ateniesi, fuggiti per evitare la furia delle truppe di Serse, guardano dalle spiagge dell’isola di Salamina la loro città devastata dalle fiamme. In mare, 300 leggere triremi greche fronteggiano 700 potenti navi da guerra della flotta persiana. L’eroica difesa delle Termopili era riuscita a ritardare, ma non a fermare, l’avanzata dell’esercito persiano, il più grande che il mondo avesse visto fino a quel momento. Lo stratega Temistocle, al comando della flotta greca, sa che nelle ristrette acque del golfo di Saronico verranno decise le sorti di Atene. Al di là dello stretto, su una collina che sovrasta il mare, Serse siede su un trono, con il duplice obiettivo di godere della vittoria finale, che gli permetterà di completare la conquista della Grecia e, soprattutto, di motivare le truppe con la consapevolezza di essere osservate dal proprio sovrano. Serse pensa di non dover attendere a lungo. E’ convinto che la vittoria sia a portata di mano: in fondo, cosa possono fare i cittadini di Atene, armati alla meglio, con le loro piccole imbarcazioni e senza nemmeno un monarca a dispensare ordini, contro la più potente marina da guerra del mondo? Ma le aspettative dell’imperatore persiano sono destinate a rimanere deluse. Sotto la guida di Temistocle gli ateniesi si battono con tenacia e coraggio, sfruttando la superiore agilità delle proprie navi e la loro migliore conoscenza delle acque e delle correnti. Al tramonto, una piccola comunità di 30.000 cittadini avrà avuto la meglio su una formidabile macchina da guerra. Negli anni che seguono la vittoria di Salamina, Atene sfrutterà il vantaggio conseguito per estendere la sua influenza su tutto l’Egeo. Con un’accorta combinazione di diplomazia e forza militare, senza lasciarsi abbattere da occasionali insuccessi, gli ateniesi costruiscono il primo grande impero greco, tenendo in scacco i persiani e, al tempo stesso, ripulendo il mare dai pirati e rendendo così i traffici più sicuri. Fiorirono le arti, la filosofia e i commerci. Si sviluppò un’atmosfera libera, aperta al nuovo, agli esperimenti e all’intrapresa. Filosofi, artisti, scienziati e poeti affluirono da tutto il Mediterraneo, affollando le accademie, i laboratori e le piazze di Atene. A rendere possibile tali successi fu non tanto il modello ateniese di democrazia, quanto il fatto che il sistema stesso era nato e cresciuto organicamente dai bisogni, dalle necessità, dalle convinzioni e dai comportamenti dei cittadini."
Da "Il punto", Fatti, notizie e riflessioni dalla Scuola d’Impresa della Facoltà di Ingegneria "Tor Vergata" - Prof. Agostino La Bella - Preside di Facoltà ed autore del libro "Leadership", Ed. Apogeo, 2005 |
|
Hwarang. Vorrei aggiungere, visto il BLOG in cui ci troviamo, il fatto che la vittoria navale a Salamina, e la successiva vittoria terrestre a Platea, furono possibili solo all'eroismo e all'abnegazione di un manipolo di Spartani guidati da Leonida. I 300 Spartani, con l'aiuto di un contingente greco di circa 6000 uomini, riuscì a resistere ad un esercito impressionante per quell'epoca (si stima in poco più di duecentomila uomini) per tre giorni. Penso che tutti si ricordino l'aneddoto che viene tramandato: un emissario del Dio-Re Serse minacciò i Greci, dicendo loro che se non si fossero arresi l'esercito persiano avrebbe scagliato così tante frecce da oscurare il Sole; uno Spartano avrebbe risposto di rimando: "Meglio! Così combatteremo all'ombra!". In questo io vedo riflesso "IM JEON MU TWAE", coraggio di non arretrare di fronte al nemico, e quindi il fatto che, a prescindere dall'epoca in cui ci si trova, una volontà incrollabile non conosce ostacoli di sorta. Hwarang. Luca Allaria |
|
Hwarang a tutti, ho letto con piacere e interesse il brano riportato e volevo aggiungere alcune considerazioni: 480 a.C.: nella Grecia antica, durante il fiore della guerra oplita, si scatenò quella che fu la 2^ Guerra Persiana. In precedenza secoli di scontri interni tra gli Elleni avevano creato una sorta di ritualità e schema nelle guerre tra città-stato: - l'oplita non era un guerriero di professione, ma un cittadino-agricoltore che combatteva per la difesa sua e del suo territorio. Questo si riflette nello stile di combattimento e nello schieramento base degli eserciti: la falange. - Gli scontri avvenivano solo in periodi concordati, dati dai ritmi stagionali, la devastazione era minima e sorprendentemente anche le vittime lo erano. - Lo scontro era campale, unico e decisivo, dopo questo si riprendevano i normali ritmi lavorativi. - Il successo della falange dipendeva dalla sua coesione, dalla sua compattezza e omogeneità. Dal fatto che i compagni e i familiari in essa presente rimanessero uniti, anche nella sconfitta. Da qui si può capire come risultasse assurda la tattica di Temistocle di abbandonare la patria e lasciare Terra Bruciata dietro di sé. In questo non agì seguendo linee demagogiche; ciò che proponeva era assurdo e solo in ultimo si rivelò vincente pur restando sempre sul filo del rasoio. Ma era necessario... Invece la condotta Spartana alle Termopili fu consona alla strategia dell'epoca; in un certo senso entrambi ebbero successo, Sparta e Atene poi fiorirono e divennero i punti di riferimento per tutti gli altri. Tutto questo determinò due stili e due società differenti, negli usi e nelle scelte dei suoi cittadini. Questo a conferma di quanto riportato nel post precedente. Una considerazione: Temistocle fu successivamente ostracizzato ed esiliato dai suoi cittadini. Quale fosse il suo pensiero in merito non è dato saperlo. Riporto qui un brano di Erodoto in merito a fatti antecedenti : riguarda la battaglia di Maratona. “Fu dato l'ordine di attaccare, e gli ateniesi si lanciarono di corsa contro i barbari. La distanza che li separava non era meno di otto stadi. I persiani li vedevano avanzare di corsa e si disponevano a riceverli: convinti, nello scorgerne il numero scarso e come si affrettassero e corressero senza disporre né di cavalleria ne di arcieri , che fossero pazzi e destinati a morte certa. Così pensavano i barbari. Ma gli ateniesi combatterono – quando, a schiere serrate, vennero a contatto con loro – in maniera degna di elogio. Primi, fra tutti gli elleni che noi conosciamo, mossero di corsa contro il nemico, e primi sostennero la vista degli abiti dei medi e degli uomini che li indossavano. Fino ad allora, il solo nome dei medi ispirava, a udirlo, terrore agli elleni.”L'esito della battaglia e i fatti che seguirono sono noti a tutti, ma la considerazione importante è nel fatto che in guerra lo schema di attacco era solito (attacco, spinta e rotta) e la panoplia dell'oplita poteva superare i 30 Kg. Prima di Maratona nessun soldato era mai corso contro il nemico da quella distanza, prima di Maratona nessuna falange aveva mai fatto una carica da quella distanza!! Hwarang! Diego Botto |